Unlearning: la disobbedienza gentile “torna” a Genova
Di Michela Serra – Può il disegno di un pollo a quattro zampe convincere una famiglia a partire per sei mesi, macinare cinquemila chilometri, conoscere altre 38 famiglie, vivere di baratto e sconvolgere il suo modo di pensare? La risposta è sì e la troverete nel film documentario Unlearning. Un inno alla disobbedienza gentile che il 23 febbraio sarà proiettato al Cinema Sivori di Genova. Ma torniamo al pollo a quattro zampe, perché quella è la chiave di volta di un’avventura che ha dell’incredibile. Tre anni fa la piccola Gaia, all’epoca aveva 4 anni, ha disegnato il pollo così come lo aveva sempre visto al supermercato, dove lo vendono in confezioni da quattro cosce. È stato allora che Anna Pollio e Lucio Basadonne, genitori di Gaia, hanno preso quella decisione: abbandonare tutto, una casa a Genova, comfort, lavoro e girare l’Italia per sei mesi. Zaino in spalla, senz’auto e con poche centinaia di euro in tasca, l’avventura è iniziata: <Abbiamo capito che qualcosa non andava, che non era solo la fantasia di una bimba – ricorda Anna -. Lucio ed io ci siamo guardati e abbiamo pensato che ci eravamo allontanati troppo dalla natura. C’era del malessere nel ritrovarsi a cena e parlare solo di mutuo e bollette>. Quella consapevolezza appena acquisita ha fatto sì che il progetto prendesse forma e che dopo un anno diventasse realtà. Ma i soldi per farlo non c’erano: Anna è un’insegnante e Lucio un regista. Una famiglia normale con guadagni normali. A permettere il viaggio è stato lo strumento della “sharing economy”, ovvero il baratto di casa, lavoro, tempo e cibo. A quel punto Unlearning è diventato realtà: <Ci ha capovolto la vita confrontare il nostro modello di famiglia cittadina con quello di persone che vivono in circhi, ecovillaggi, comuni anarchiche o fattorie biologiche – spiega Anna -. Tutto questo ci ha messo di fronte al fatto che il nostro pensiero poteva essere ampliato>.
E così è stato. Certo, con tutte le cautele del caso perché in viaggio non c’erano solo Lucio e Anna, ma anche una bimba di cinque anni.
<La nostra non era una sfida contro nessuno, siamo adulti responsabili – racconta Anna -. Abbiamo rassicurato i nostri genitori ricordando loro che avevamo con noi un bancomat funzionante e che, se ci fossero state emergenze, saremmo stati pronti. Alla fine abbiamo speso 600 euro>. Insomma, bene il baratto e l’avventura, ma non si può lasciare tutto al caso quando c’è una bimba al seguito.
Quello che invece non era facilmente prevedibile si è concretizzato in termini di successo. Una volta tornati nella loro casa genovese è iniziato il lavoro di montaggio del documentario. Quello che é successo dopo ha stupito anche Anna e Lucio: <Unlearning ha una vita particolare – dice Anna -. Non abbiamo cercato un distributore, ma abbiamo pensato di restituirlo con gli strumenti che abbiamo usato nel viaggio>. Sul sito Unlearning.it è comparso l’annuncio: “Se vi interessa questo documentario invitateci” e da allora gli inviti non si contano più: <Hanno iniziato a chiamarci famiglie, associazioni anche grandi e per tutta l’estate lo abbiamo proiettato in cambio di ospitalità e con i nostri gadget che ci hanno permesso di pagare le spese. È stato un passaparola incredibile, alla fine è stato il cinema a cercare noi attraverso il circuito “Movie Day”. Siamo usciti in più di trenta sale in Italia e il 23 febbraio saremo al Sivori, con repliche anche giovedì, venerdì e sabato>. Un po’ come tornare a casa per la seconda volta: <Proiettare Unlearning nella città in cui si vive è emozionante> assicura Anna. I tre protagonisti della vicenda hanno fatto tutto questo anche per mandare un messaggio alle altre famiglie. Hanno lavorato la terra, zappato, venduto zucchero e si sono confrontati con persone dallo stile di vita quasi opposto per dire che un’altra vita è possibile. Poi si torna a casa, e allora cosa resta di tutto questo? Rimane qualcosa di più prezioso: la consapevolezza che il cambiamento è in corsa e si torna con un occhio completamente diverso rispetto alla vita.
Disimparare per fare spazio al nuovo, non cancellare quello che è stato. Non tutte le famiglie possono permettersi di mettere in “stand by” la vita quotidiana, ma tutte possono approcciarsi con uno sguardo più aperto alla vita. <I bimbi nascono tutti liberi e quando dai loro modo di esprimere questa libertà vedi la gioia negli occhi – prosegue Anna -, me ne sono resa conto guardando i bambini che abbiamo incontrato nel nostro viaggio e che vivono a contatto con la natura. Volevo difendere la serenità di mia figlia e mi sento di dirlo agli altri genitori. Come famiglia siamo cresciuti molto e ci siamo rafforzati. Non vogliamo insegnare niente a nessuno, ma instillare qualche dubbio si>. Ascoltarsi è fondamentale, ne sono convinti Anna e Lucio, e questo messaggio potrà passare anche attraverso il circuito cinema – scuole: <Per me è una grande soddisfazione, dato che sono un’ insegnante. Poter parlare ai ragazzi che si stanno formando è una grossa risorsa>. Non resta che aspettare le reazioni del pubblico, anche se siamo convinti che quei dubbi saranno instillati. Da qui a vent’anni cosa ricorderanno di questa incredibile avventura? <Che eravamo giovani e folli> conclude Anna con un sorriso.


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